installazione fossa biologica cosa sapere

Qual è la normativa sulle fosse biologiche?

La necessità di convogliare gli scarichi delle acque reflue impone, sia ai privati, sia agli enti pubblici, l’istallazione e l’utilizzo di fosse biologiche o settiche. Prima di conoscere il funzionamento della fossa biologica, e ancora prima di procedere a installarne una, è necessario esaminare la legge di riferimento, sapere come ottenere l’autorizzazione per l’allacciamento e quali sono le sanzioni per chi non è a norma.

La legge di riferimento per le fosse biologiche

In ciascuna delle occasioni citate nel paragrafo precedente, chiunque cominci a documentarsi, verrà a conoscenza della Legge numero 319 del 1976, nota altresì come Legge Merli e il Testo Unico in materia Ambientale (decreto Legislativo 152/2006). La Legge Merli è una normativa di rilevanza notevole in quanto, per la prima volta, vennero stabiliti limiti e divieti precisi alle emissioni inquinanti.

In quali occasioni occorre installare una fossa biologica?

Chi acquista un’abitazione in montagna, in campagna o in una nuova periferia cittadina si trova di frequente con la necessità di ricorrere all’istallazione di una fossa biologica. Non molti sono a conoscenza che le realtà lontane dai centri urbani sono sovente sprovviste di allaccio al sistema fognario, molto più spesso di quanto si creda. Risulta infatti troppo alto il costo di realizzazione di tali opere da parte degli enti pubblici e sono i singoli cittadini a doversene fare a carico.

Normativa di riferimento sulle fosse biologiche: entriamo nello specifico.

La legge numero 319 del 1976 con le successive modifiche e il Testo Unico Ambientale, impongono la realizzazione e la messa in posa secondo regole ben precise e regolamentate in maniera minuziosa.

Prima di procedere all’installazione della fossa biologica c’è un primo passo da seguire, senza cui è impossibile anche soltanto iniziare. Occorre innanzitutto una relazione geologica, rilasciata da un tecnico abilitato. Sarà questo esperto professionista, tramite il suo report, a stabilire la necessità di collocare la fossa biologica, determinandone le modalità di allaccio verso una rete fognaria pubblica.

A questo punto occorre mettere a punto il progetto dell’impianto, sempre a cura di un professionista del settore. Il sistema fognario per la fossa biologica prevede una profondità minima di 1 metro e 20 centimetri, con un posizionamento esterno all’edificio. Tutta l’opera realizzata dovrà essere facilmente ispezionabile.

Prima di procedere bisognerà ottenere le autorizzazioni sanitarie previste presso gli organi del comune appositi. L’autorizzazione per legge dura quattro anni. Bisogna inoltre fare i conti con i vari regolamenti comunali, provinciali e regionali che non sempre sono di semplice attuazione.

Da qui la necessità di affidarsi a professionisti del settore in grado di realizzare l’opera, secondo i più elevati standard tecnici, rispettando il dettato legislativo e seguendo un iter burocratico che, per i privati, può risultare scoraggiante.

Fosse biologiche non a norma: cosa dice la legge

La tipologia di fosse biologiche da installare viene generalmente indicato nel regolamento edilizio comunale sulla base di una Valutazione sull’Impatto Ambientale (VIA). La fossa di fatto è un contenitore, realizzato in vari tipi di materiale, che, se non correttamente posizionato, può causare gravi rischi all’ambiente ed alla salute pubblica. In particolare, l’articolo 124 del Testo Unico Ambientale prevede, nel merito, sanzioni pecuniarie molto elevate.

Responsabilità legate alla manutenzione delle fosse biologiche

La legge vigente indica che le fosse biologiche debbano essere pulite e controllate periodicamente dai proprietari, sia privati, sia enti pubblici. Chi non ottempera tale obbligo, può incorrere nella violazione dell’articolo 674 del Codice Penale che prevede il pagamento di una multa e, nei casi più gravi, anche l’arresto.

Per non incorrere a rischi di tale genere, è opportuno stipulare contratti di manutenzione con aziende specializzate, in grado di provvedere alla periodica pulizia, a eventuali video-ispezioni e a interventi di ordinaria e straordinaria manutenzione. Per questi ultimi, infatti, sono necessari, ancora una volta, tutta una serie di permessi legati all’intervento e all’eventuale trasporto e smaltimento, sempre regolamentati dalla legge.