Liverpool e i Beatles

Le vie del turismo sono davvero infinite: dove scarseggiano le risorse materiali, si può sempre rimediare con le risorse immaginarie, che sono preziose e si possono progettare con ancor più competenza e lavoro. Se qualcuno avesse detto a un inglese negli anni 60 che Liverpool sarebbe diventata meta di turismo, avrebbe pensato a uno scherzo stupido. Una città portuale (Liverpool era la porta atlantica verso l’America) abitata da un proletariato poco propenso all’accoglienza, una città grigia e priva di monumenti, di luoghi della cultura, non poteva richiamare nessuno, anzi era un luogo da cui fuggire. Unico elemento di fama internazionale, la squadra di calcio, nella quale avevano militato i Charlton, nel 1966 campioni del mondo con l’Inghilterra.

Eppure i perplessi e gli scettici sono stati smentiti, perché nessuno aveva tenuto conto del fattore Baetles, il gruppo di musica pop nato appunto a Liverpool che avrebbe portato il nome della città in giro per il mondo e l’avrebbe trasformato in un luogo in cui era successo qualcosa, qualcosa di importante per tutta la cultura pop, non solo per la musica. In fondo viaggiare secondo un itinerario musicale si può. Ecco quindi che la città portuale, famosa solo per il calcio, sport proletario, è diventata meta di turismo: i baetles-fan che allignano in tutte le generazioni a partire da quella nata negli anni 40 – i coetanei dei ragazzi di Liverpool – vanno nella città alla ricerca dei luoghi che hanno lanciato i quattro musicisti più famosi del 900. Così Penny Lane, la via in cui abitavano tre dei quattro Beatles e a cui è dedicata una canzone, è meta di pellegrinaggio. Per non parlare del mitico Cavern, il locale nel quale il quartetto (ancora senza il batterista Ringo Starr) si esibiva nelle prime serate, ottenendo i primi successi di fronte a un pubblico di coetanei. E così è per il negozio di dischi di Brian Epstein, il manager del gruppo, quello che li guidò al successo. Ovviamente non può mancare il museo dedicato al gruppo, un museo in cui ogni betlesiano che si rispetti deve andare una volta nella vita.

Ma per fotografarsi sul passaggio pedonale più famoso del mondo, quello della copertina di Abbey Road, bisogna andare a Londra, vicino agli studi della Apple.