Terminologia appropriata e regole base del Burraco

Chiunque si sia trovato ad un tavolo con amici e non sia un grande aficionado di giochi di carte avrà assistito a questa scena.

È una serata tranquilla di relax, magari in un localino tranquillo o casa di qualcuno di loro, la conversazione langue un po’ e non si trova nulla di particolare da tirare fuori (e la politica è sempre un campo minato, meglio di no) – ci si ingegna e si arrovella sul da farsi e come spezzare l’imbarazzante silenzio, finché a qualcuno non s’accende la proverbiale lampadina in testa.

Una partita a Burraco.A seconda della nostra esperienza col gioco, il nostro cuore potrebbe esultare (finalmente qualcosa d’interessante!), potremmo essere timidamente interessati (non sappiamo giocare, sicuro, ma è bello vedere gli altri che si infervorano) oppure potremmo sentire il nostro cuore affondare (oh no, ecco che arriva una carrellata di parole che non stanno né in cielo né in terra) – l’ultima possibilità è molto probabile, poi, se non abbiamo mai imparato a giocare o visto qualcuno farlo, la terminologia specifica che lo circonda è fitta come la giungla cambogiana e pare altrettanto ostile, almeno ad un primo sguardo.

Ma ammettiamo di voler prendere il machete e cominciare a farci strada nella selva oscura. Da dove cominciamo? Dalle basi, ovviamente.

Per giocare a Burraco servono due mazzi di carte Francesi da 54 carte (52 base più due jolly) e dai due ai quattro giocatori (preferibilmente l’uno o l’altro, il gioco a tre richiede alcuni accorgimenti particolari).

Reperiti entrambi, si comincia smezzando il mazzo e invertendo la posizione delle due metà; fatto questo, si sfilano carte dal fondo fino a formare due mazzetti più piccoli di 11 carte l’uno, e una volta arrivati a quella cifra si mettono l’uno sul’altro mentre le carte rimanenti sono poste al centro del tavolo, dove costituiranno il “mazzo di pesca”; dopodiché il mazziere distribuisce le mani, una carta per una ad ogni giocatore procedendo in senso orario fino ad arrivare a 11, e conclude scoprendo una carta dal mazzo di pesca e appoggiandocela a fianco, per formare il “monte scarti”.

Ora comincia la turnazione. Nel proprio turno, il giocatore può pescare dal mazzo o raccogliere tutto il monte degli scarti; fatto questo, può decidere se creare combinazioni di carte o legare carte a quelle già esistenti; infine, conclude il turno scartando una carta (eccetto quando va “a mazzetto al volo”, ossia senza scartare carte dalla mano).

Se un giocatore finisce le carte, si dice che va “a mazzetto” e prende uno dei due mazzetti di 11 carte, da giocare il turno successivo; se invece le finisce senza scartare, si dice che va “a mazzetto al volo” e può giocare immediatamente il nuovo mazzetto.

Le combinazioni valide sono due, o tre carte dello stesso seme che formino una scala o tre carte dello stesso valore di qualunque seme; alle combinazioni si possono legare, in qualunque posizione, un singolo jolly o “pinella” (ossia un 2 di qualunque seme).

L’obiettivo del gioco è raggiungere il punteggio prestabilito (solitamente 2005) prima degli avversari. Per fare punti si deve sia creare il maggior numero di combinazioni possibili, sia il chiudere prima possibile – più combinazioni significa più punti per sé, e chiudere prima significa intascare il bonus di chiusura e far perdere punti agli avversari.

Per chiudere bisogna soddisfare tre condizioni: uno, rimanere senza carte in mano; due, formare una combinazione valida di sette o più carte; e tre, rimanere di nuovo senza carte in mano scartandone una.

Passano i mesi, passano le stagioni e passano gli anni, ma tanto sulle spiagge quanto ai ritrovi di amici e conoscenti qualcosa rimane costante – la presenza di un paio di mazzi Francesi al tavolo, qualche bicchiere di vino e la voglia di ravvivare la serata con un grande classico delle carte, il Burraco.

Il Burraco è uno di quei giochi che non passano mai veramente di moda – non sarà certo all’ultimo grido o la novità più calda dell’estate e i più giovani lo vedranno come roba ‘per vecchi’, ma il fatto che abbia cominciato a farsi realmente conoscere in Italia negli anni ’80 e non abbia mai smesso parla da sé per la sua popolarità, se non addirittura successo, considerato il numero di tornei in tutto il paese e di date che affollano i calendari ufficiali della FIBur (Federazione Italiana Burraco).

Partito come una curiosità locale negli anni ’40 e di origini incerte (probabilmente una variazione uruguayana della “canasta”), al giorno d’oggi è ampiamente giocato anche in Grecia e Francia e in diffusione in Germania e Inghilterra – volenti o nolenti ce lo troveremo davanti, quindi perché non cavalcare l’onda, rischiare che ci piaccia e cominciare a giocare anche noi? Per approfondire sul magico mondo del Burraco visitare il sito burraco.com.