Come trattare l’obesità dal punto di vista endocrinologo

Quello dell’obesità è un problema che affligge sempre più persone in Italia.

Essa è dovuta ad uno squilibrio tra dispendio energetico e calorie che si assumono, generando così un accumulo di calorie in eccesso sotto forma di grasso.

Se da un lato è pur vero che questa malattia è causata da un’errata alimentazione, unita ad una vita sedentaria, dall’altro, spesso è causata da una disfunzione ghiandolare; ecco perché è necessaria una corretta diagnosi delle cause dell’obesità onde curare un paziente in maniera adeguata.

Disfunzioni ghiandolari che gravano sull’obesità

Per verificare che l’obesità sia causata anche da una disfunzione ghiandolare, sarà necessaria la visita di un medico endocrinologo che visiterà accuratamente il paziente onde individuare la tipologia di disfunzione ghiandolare.

Un tipo di ormone che spesso va ad agire sul metabolismo di proteine, grassi e zuccheri oltre al mantenere il livello di sali costante nel corpo, è quello della tiroide.

Una minor produzione di ormoni dovuta ad un intervento chirurgico di asportazione della ghiandola o di processi infiammatori che ne bloccano la funzione, causa l’ipotiroidismo.

Per diagnosticare in tempo questa patologia, si possono analizzare il dosaggio nel sangue degli ormoni tiroidei e sarà l’endocrinologo ad interpretare i risultati, indicando la giusta terapia.

Un’altra disfunzione ghiandolare è la “sindrome di Cushing”, che si identifica attraverso alcuni sintomi come: obesità localizzata solo sull’addome, faccia a luna piena, magrezza degli arti inferiori, aumento della glicemia, striature rosse sull’addome, ipertensione arteriosa.

Ciò è causato da una continua esposizione a livelli di cortisolo endogeno oppure esogeno molto elevati.

Altro problema endocrino che causa l’obesità è l’insulinoresistenza e la sindrome metabolica.

Queste malattie sono determinate da una forte resistenza da parte del sistema endocrino, all’assimilazione di glucosio prodotto dall’insulina, determinando così un aumento spropositato della stessa nel sangue che a sua volta causa un aumento di grassi che vengono immagazzinati nel tessuto adiposo.

Per poter effettuare una corretta diagnosi di una sindrome metabolica, è necessario che si verifichino determinate condizioni quali:

  • obesità viscerale (circonferenza vita ≥102 cm nell’uomo; ≥88 cm nella donna);
  • colesterolo HDL < 40 mg/dl (maschi), < 50 mg/dl (femmine);
  • riduzione della tolleranza al glucosio (glicemia a digiuno ≥ 110 mg/dl);
  • ipertrigliceridemia (≥ 150 mg/dl);
  • ipertensione arteriosa (pressione arteriosa > 130/80 mmHg).

L’insulinoresistenza è uno di quei fattori che causano anche la sindrome dell’ovaio policistico (PCOS), situazione per cui oltre all’obesità vengono associate anche alterazioni alla funzione delle ovaie.

Si tratta di un tipo di patologia endocrinologa, molto comune nelle donne in età fertile obese e che può condurre spesso ad irsutismo e infertilità.

Ecco perché è necessario che un endocrinologo o ginecologo diagnostichino presto questo tipo di disfunzione, mediante esami strumentali ematochimici, in modo da giungere, nel più breve tempo possibile ad una diagnosi nonché alla terapia da attuare che si avvarrà di un approccio multidisciplinare che riguarderà sia la riduzione del peso che un valido supporto nel favorire una futura gravidanza.