Il vino italiano: un’eccellenza del belpaese

Il vino italiano è certamente una delle eccellenze del belpaese, ed è anche un modello possibile di sviluppo per l’intera agricoltura nazionale. Negli anni 70 del 900 il vino in Italia visse la sua crisi peggiore: lo scandalo del metanolo sembrò chiudere definitivamente la credibilità di un prodotto che era stanco, legato a una tradizione tanto immutabile quanto poco consolidata internazionalmente, con il vino francese che viaggiava su livelli inavvicinabili e i consumi tradizionali che iniziavano   a declinare. Ma, come spesso accade in Italia, il punto di caduta è scossa per il rinnovamento, e così fu per il vino, che iniziò a subire una serie di innovazioni che lo hanno portato a essere competitivo a livello mondiale.

Sono tanti gli elementi di questa rinascita, il primo è stato certamente l’attenzione ai modelli francesi e la capacità di reinterpretarli in modo nuovo. Il Sassicaia è l’emblema di questa tendenza: un vino basato su vitigni internazionali (il Cabernet) in una zona nuova, non tradizionalmente vocata alla produzione vinicola. Il successo di questo vino, venduto a prezzo elevato e destinato a un pubblico capace di capirlo e con disponibilità economica a comprarlo. Invece di battere sulla tradizione e sul basso costo, la rivoluzione è avvenuta sull’innovazione e sul costo elevato. Di lì è iniziato il rinnovamento che ha portato non solo a valorizzare i vitigni internazionali (Cabernet, Merlot, Chardonnay) ma anche a innovare la tradizione, per così dire, ecco i vitigni in purezza come i Sangiovesi dei vini toscani, o a mescolare i vitigni internazionali con quelli locali (il Sangiovese al Centro Italia, l’Aglianico al Sud, il Nero d’Avola in Sicilia). E poi a innovare la tecnologia sia sul campo che in cantina, e così sono nati i fenomeni delle bollicine italiane, in Trentino, in Franciacorta, bollicine che sfidano gli Champagne. Questo ha significato la fine del vino italiano tradizionale? Tutt’altro. A Proposito di bollicine, il fenomeno degli Champenois italiani non ha levato mercato al Prosecco, che ha una straordinaria vitalità. Il fenomeno dei Supertuscans, non ha limitato il successo del Brunello o del Vino Nobile di Montepulciano, i vitigni internazionali in Piemonte (che comunque è stato meno colto dall’ansia di innovazione) non hanno scacciato il Nebbiolo e le sue nobilissime variazioni.

Oggi il vino italiano rimane dietro la Francia sia come status (ma superare l’immagine della cucina e dei prodotti francesi è impossibile) sia come giro d’affari, ma è sicuramente di gradissimo prestigio e capace di portare all’export italiano grandi e crescenti  soddisfazioni. Inoltre è un prodotto davvero nazionale: non c’è regione italiana (dalle montagne dell’Alto Adige alle assolate isole siciliane) che non abbia dei prodotti di altissima qualità da offrire. Ed è un prodotto compatibile ecologicamente: dove c’è vigna, c’è cultura dl territorio e sua tutela. Evviva il vino italiano!